Intervista a Sandro Corradin, presidente nazionale Aiti
«Traduttori e interpreti al collasso»
MILANO 27/08/2008 - Si fa esplosiva la situazione degli interpreti e dei traduttori al Tribunale di Milano. La pressione migratoria, la recrudescenza dei reati commessi da stranieri sul totale, l’introduzione di nuovi reati aumentano esponenzialmente il ricorso a professionisti. Ma il settore è già in fermento, lo spiega il presidente nazionale dell’Associazione interpreti e traduttori, Sandro Corradin.
Quanto venite pagati dai tribunali?
Meno che in tutta Europa. Non siamo pagati a riga o a pezzo ma a “vacazione”, cioé per un’ora di tempo 4 euro. E questo è il primo grosso problema perché i tribunali zeppi di procedimenti a carico di stranieri faticano a trovare buoni professionisti disposti a paghe da fame.
E l’altro problema?
E’ il fatto che nel paniere delle lingue che si studiano in Italia quelle che fanno al caso dei tribunali sono minoranza. Romeno, bulgaro, cinese. Sono i soggetti che delinquono di più ma allo stesso tempo le lingue meno studiate. Così i tribunali si devono affidare ad esterni che costano 400-600 euro al giorno. Chiaro che lo fanno solo per i procedimenti più gravi perché ordinariamente, per le direttissime su reati comuni, si adopera piuttosto l’inglese o comunque una versione molto elementare della lingua in questione.
Ma perché interpreti e traduttori sono pagati così poco?
Tutto dipende dall’inquadramento normativo che in Italia dovrebbe essere riformato e invece resta lo stesso come se il mondo non fosse cambiato. Non c’è un albo dei tecnici ma presso ogni Tribunale viene nominato un elenco di professionisti ammessi alle funzioni di interprete e traduttore. Proprio la mancanza di una selezione ragionata produce effetti distorsivi del sistema. I migliori fuggono verso altri contesti di lavoro più remunerativi, chi volesse dare un contributo all’amministrazione della giustizia si trova invece presto con l’acqua alla gola.
Ma com’è la situazione?
Semplice, è al collasso. E presto sarà peggio. Perché l’introduzione di nuovi reati, come quello di clandestinità di cui tanto si discute, presto porterà a migliaia di procedimenti che richiedono un traduttore o un interprete. Insomma il sistema sta velocemente andando verso il collasso.
Ci sono vie d’uscita?
Diciamo che il massimo cui gli interpreti possono aspirare è il raddoppio della vacazione, ammesso per lingue molto rare o casi praticolarmente complessi. Certo se si creasse un vero e proprio Albo allora le cose cambierebbero. I Tribunali attingerebbero da un elenco molto più ricco e rigoroso e la categoria potrebbe far valere la sua professionalità che ancora resta solo sulla carta.
Ma a Milano la situazione com’è?
Non è diversa da quella di tutte le grandi città che sono esposte a una forte pressione di reati commessi da stranieri. Città come Roma, Catania, Torino. Sono tutte città-polveriere. O qui o là, prima o poi la bomba degli interpreti e traduttori dovrà scoppiare.