Al via il processo contro 11 medici e dirigenti accusati di interventi inutili per avere rimborsi record
Santa Rita, 40 pazienti chiedono
i danni alla clinica degli orrori
MILANO 03/12/2008 - «Chi ha sbagliato deve pagare». Salvatore è solo uno degli ex pazienti della clinica Santa Rita che ieri si è presentato al processo contro i medici e i dirigenti dell’ospedale di via Jommelli che, secondo i pubblici ministeri Grazie Pradella e Tiziana Siciliano, facevano operazioni inutili per ottenere rimborsi da capogiro dalla Regione. E lui, che «nel novembre 2005» è stato operato da Pier Paolo Brega Massone (nel tondo) al polmone destro, «per una biopsia da cui non è emerso nulla», ieri ha chiesto di costituirsi parte civile. Lui, insieme ad altri 40 pazienti convinti di essere “vittime” del chirurgo e del suo staff, e a sette “istituzio n i”: la Regione Lombardia, l’Ordine dei Medici, l’Asl di Milano, Medicina democratica - Movimento Lotta alla Salute, la Confconsumatori, il tribunale dei diritti del Malato e la stessa clinica Santa Rita. Anche se i giudici hanno accolto la citazione della casa di cura di via Jommelli come responsabile civile.
AL VIA IL PROCESSO
Ad affollare la maxi aula del tribunale ieri mattina c’erano decine di ex pazienti del reparto di chirurgia toracica. Brega Massone, in carcere dallo scorso giugno, invece in aula non si è presentato. L’unico, tra gli 11 imputati, ad essere presente è stato Pietro Fabio Presicci, braccio destro di Brega, che ha seguito il processo chiuso nella gabbia dei detenuti. «Io mi fidavo del chirurgo, non immaginavo che avesse lucrato sulla mia salute, quando ho saputo dell’arresto sono rimasto sorpreso » ha raccontato Paolo, un ex paziente, operato da Brega Massone al polmone.
OPERAZIONI INUTILI
Lui, che alla Santa Rita ci era finito per un incidente in moto e in men che non si dica si era ritrovato sul tavolo operatorio di Brega e Presicci per un «lipoma sospetto ad entrambi i polmoni», ora chiede giustizia, «perché queste cose non devono accadere. Perché non siamo cavie. Perché ho passato un periodo d’inferno e per anni ho vissuto nell’angoscia di dover finire sotto i ferri». Anche Salvatore, 59 anni, arrivato nella clinica di via Jommelli con «un dolore alla spalla», si è ritrovato nella sala operatoria di Brega Massone per «masse sospette al polmone che, mi dicevano, potevano essere tumori».
E per tre lunghi anni Salvatore ha dovuto sottoporsi ad esami e accertamenti «perché Brega Massone mi diceva che erano “sospette” - ha continuato il 59enne - ora mi chiedo se questi tre anni d’inferno si potevano evitare». Tra gli ex pazienti in aula c’era anche chi ha preso le difese dell’ex responsabile di chirurgia toracica, «mi ha operato bene e su di me non c’è stato alcun accanimento» ha raccontato Bruno e anche Mario si è schierato a favore del chirurgo: «Mia moglie vorrebbe addirittura testimoniare a favore. Con noi è sempre stato disponibile. Non può essere vero quello che dicono». Delle 85 presunte vittime infatti la metà non si è nemmeno costituita parte civile.
Scritto da:
Federica Mantovani - federica.mantovani@cronacaqui.it