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Attraverso i sistemi di file sharing è possibile scaricare tutte le informazioni sui contribuentiRedditi su web: la rete elude lo stop del Garante, Visco denunciatoIl Codacons inizia un'azione legale contro l'ex viceministro dell'EconomiaArticoli correlati
ROMA 02/05/2008 - Nonostante lo stop del Garante, che ha obbligato l'Agenzia delle Entrate a bloccare la consultazione via web dei redditi degli italiani, la rete è riuscita ad aggirare il divieto.Come? attraverso il passaparola dei blogger che hanno reindirizzato la morbosità fiscale degli italiani sui siti di file sharing, peer to peer, come ad esempio Emule. limewire, rapidshare o bit torrent. Un rapido copia e incolla dal sito del Fisco e via, il gioco è fatto. Con un pizzico di pazienza si riesce a ricostruire l'elenco delle dichiarazzioni dei redditi degli italiani. Sul web dunque la privacy non è tutelata e la denuncia dei rischi che questo comporta, dal furto di identità on line ai rapimenti nel mondo reale, alla cessione di dati personali a banche dati private, non sembra preoccupare né Visco né gli internauti. E così sul blog www.redditodelvicino.com il 74% degli internauti non ha dubbi: giusto e sacrosanto pubblicare tutto su internet. E il 77% è pronto ad una raccolta di firme perché i redditi 2005 vengano ripubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate, magari ignorando che gli stessi dati sono consultabili a richiesta in un qualsiasi ufficio del Fisco. E intanto arrivano i primi provvedimenti giudiziari. Il Codacons, infatti, ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale nei confronti del viceministro uscente dell'Economia Vincenzo Visco "affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante", spiega il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa "a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005". L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, "prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90". Nella denuncia l’associazione chiede anche "il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio". [CONTINUA...] Scritto da: AS - alessandro.sichera@cronacaqui.it |