Al momento dell’incidente era solo, quando lo hanno trovato era morto forse da un’ora. Indaga la magistratura
Parabiago: cade dal tetto, muore trafitto da una grata
PARABIAGO 07/11/2009 - «Ha smesso di piovere, vado sul tetto»: sono state queste le ultime parole di Francesco Rizzo, 46 anni, l’operaio edile morto ieri, presumibilmente tra le 12 e le 13.30, dopo una caduta da una decina di metri. L’uomo è stato trafitto dalle grate della cinta sottostante ed è spirato in pochi istanti.
Tragica imprudenza
L’episodio, che riporta drammaticamente l’attenzione al tema della sicurezza nei cantieri, è avvenuto in un condominio di recente costruzione in via delle Orchidee 2, a Parabiago. Durante la mattinata, Rizzo, dipendente di una ditta edile, insieme a un collega di un’impresa di termoidraulica, stava terminando alcuni lavori in un appartamento. Il muratore era stata avvisato dall’agenzia immobiliare di una perdita dal tetto, che andava presto sistemata vista la pioggia caduta fino a ieri mattina. Intorno alle 12, il cielo ha cominciato ad aprirsi e così il lavoratore ha deciso di salire sul tetto.
«Avevo finito il mio lavoro e stavo andando a mangiare - racconta il collega idraulico, ancora sgomento per l’accaduto - e lui ha voluto fermarsi un attimo proprio perché, avendo smesso di piovere, avrebbe potuto sistemare il problema alle tegole. Poi sono uscito e non l’ho più visto. Quando sono tornato e ho visto ambulanze e carabinieri ho capito che gli era successo qualcosa».
Viveva a Nerviano
Nessuno si è accorto della tragedia fino alle 13.30, quando un vicino della casa a fianco ha visto il corpo, immobile, infilzato nella cinta, ed ha chiamato il 118. Non è da escludersi che il cadavere sia rimasto lì dov’era per almeno un’ora: la cosa non stupisce trattandosi di un quartiere prettamente residenziale. In più sembra che nell’unico appartamento già venduto non ci fosse nessuno al momento della caduta.
Il personale dell’ambulanza accorsa sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto sono poi accorsi i carabinieri della caserma locale, che hanno bloccato l’area all’accesso dei curiosi, gli addetti dell’Asl e il magistrato. L’ipotesi più probabile è che l’operaio sia scivolato sul tetto ancora umido. Spetterà a chi sta svolgendo le indagini capire se ci siano state delle negligenze sotto l’aspetto della normativa sulla sicurezza nei posti di lavoro. L’unica cosa certa è che non vi era alcuna impalcatura sul posto.
L’uomo abitava della vicina Nerviano, era sposato ed era originario di Tropea, in Calabria, dove abita la figlia avuta da un precedente matrimonio.
Nicola Draghi