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La tassa sul disservizio

15/11/2007 - di Beppe Fossati


Due milioni di contravvenzioni. Una ogni quindici secondi. Bottino stimato: 130 milioni. Che possono diventare quasi 200 se aggiungiamo gli interessi delle cartelle esattoriali per chi non può o non vuole pagare. Un’esagerazione. E non solo perchè, come sempre, a pagare per tutti è l’automobilista, ma perchè a questa vera e propria tassa non corrisponde un identico servizio: a Milano si gira male, anzi malissimo. Le code sono all’ordine del giorno, e le strade, pur così sorvegliate da telecamere impietose per chi guida, da autovelox e pattuglioni di vigili urbani e di ausiliari con il blocchetto rovente, sono così insicure da assomigliare ai sentieri di una giungla. 

Ne sa qualcosa il pensionato che un paio di giorni fa è stato rapinato di portafoglio, telefonino e persino della dentiera, visto che tra i denti di porcellana ce n’erano due d’oro. Sarà anche per questo, forse, che il rapporto passionale tra milanesi e vigili è sempre più intenso, con la stragrande maggioranza che chiede maggiore impegno sulla sicurezza e non soltanto nei cosiddetti quartieri a rischio. Meno ghisa con il fischietto, insomma e più uomini a sorvegliare strade e negozi. Quegli uomini, va detto, che conoscono meglio di tutti la città e che potrebbero davvero rappresentare un punto di riferimento per i cittadini. 

E invece no, Milano, deve far cassa, esattamente come Torino (lì le multe sono oltre un milione), come Roma e come la stramaggioranza dei comuni italiani. recentemente un’indagine del Sole 24 Ore ha rivelato che le contravvenzioni superano quasi ovunque il gettito delle tasse comunali, con un incremento formidabile grazie all’impiego della tecnologia, autovelox e telecamere soprattutto. Sarà per questo che, mentre il grande fratello fa flop sulla sicurezza, ingrassa a dismisura sul traffico producendo - con tutti i maggiori costi che potete immaginare - una marea montante di ricorsi. 

Oltre 23 mila da gennaio a ottobre di quest’anno, quasi il doppio rispetto al 2006. Come dicevamo, un salasso esagerato.

beppe.fossati@cronacaqui.it


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