Diffida del Comune all'Enel. Appello del vicesindaco al Prefetto di Milano
Gli zingari vogliono l'elettricità
Da abusivi spadroneggiano in paese
GAGGIANO 24/11/2007 - Vogliono l'elettricità. Per sentirsi "italiani a tutti gli effetti". La chiedono "per favore, quasi in ginocchio", ad un Comune che non ha nessuna intenzione di concedergliela. Perché i furti e le bravate che li vedono coinvolti sono ormai all'ordine del giorno in paese. E la gente non ne può più. Ha paura. Siamo a San Vito, una delle frazioni di Gaggiano. Sulla strada che conduce a Fagnano c'è un campo nomadi che negli anni si è allargato a macchia d'olio, per effetto di continui nuovi arrivi. Oggi ci abitano un centinaio di persone. Sono nomadi di origine croata e siciliana. Vivono in roulotte fatiscenti o in graziose casette di legno erette abusivamente.
Abusi edilizi
Di loro, i nomadi, hanno solo la terra che calpestano. L'hanno acquistata con regolari contratti, registrati al catasto e in Comune. Una terra che sfruttano, coltivando insalata e fiori che poi rivendono: "È così - spiega il 43enne nomade David Urbanovic, davanti ad una lussuosa Bmw - che ci guadagnamo da vivere. Le auto? Quelle le abbiamo ereditate". Ma per vivere degnamente, i nomadi vorrebbero che l'elettricità arrivasse al campo. Il Comune di Gaggiano, 4 anni fa, ha invece diffidato Enel dal concedergliela: perché, come lamentano tanti cittadini, i furti compiuti dai nomadi in paese sono sempre più frequenti.
Muro contro muro col Comune
Dal municipio di Gaggiano, l'assessore Maurizio Pezzotti è chiaro: "I nomadi di San Vito sono un problema serio: vediamo il pericolo che divengano stanziali. Dev'essere chiaro che noi non vogliamo fare la fine del Comune di Cusago, col suo campo nomadi: chi non rispetta le regole non può chiedere diritti. Per altro le case sono state costruite su un terreno agricolo, e quindi sono abusive". Ma i nomadi di San Vito non si fermano alla richiesta di elettricità. Hanno bisogno di nuovi spazi. Di nuova terra. "Continuo a subire furti - si lamenta un gaggianese, proprietario di uno dei terreni che i croati vorrebbero acquistare, che oggi è un orto -: abbiamo provato a farceli amici, dando pure le caramelle ai bambini. Ma un giorno ce l'hanno detto chiaramente: rubiamo e vi facciamo dispetti perché così vi stancate e ci vendete il terreno".
Furti ormai all'ordine del giorno
Altri gaggianesi hanno sorpreso ragazzine nomadi di 13 anni nel tentativo di scassinare le serrature delle abitazioni, vedendo poi danneggiate le loro auto per dispetto. Ma Maurizio Pagani, vicepresidente di Opera Nomadi, l'associazione che opera per la tutela dei diritti dei nomadi, bacchetta il Comune: "Gli amministratori dovrebbero lavorare per l'integrazione di questi nomadi, e concedergli luce ed acqua. Col suo atteggiamento di chiusura sta solo facendo accanimento istituzionale, che non giova a nessuno".
Appello al Prefetto
E così Gian Luca Bianchi chiama Gian Valerio Lombardi. Il vicesindaco di Gaggiano chiede al Prefetto di farsi garante di un appello alle forze dell'ordine, per frenare l'emergenza nomadi nella frazione di San Vito. "Si registrano furti con cadenza preoccupante - dichiara Bianchi - ma ci sono anche problemi di ordine pubblico che solo il Prefetto può risolvere. Ad esempio chiedendo ai carabinieri di Rosate, competenti territorialmente, di presidiare più frequentemente la frazione. Dall'accampamento abusivo escono minorenni che guidano auto in paese: i nostri vigili da soli non bastano più".
"Sono tutti delinquenti"
È lo stesso comandante della Polizia locale, Luigi Bosetti, a confermare la serietà del problema: "All'interno delle case in legno che hanno costruito abusivamente su terreni agricoli - sostiene - abitano persone che vivono di espedienti: furti, elemosina. Nessuno ha un lavoro". È proprio sul fronte dell'abuso edilizio che il Comune sta agendo per costringere i nomadi, tutti di origine croata e siciliana, ad andarsene. Come rivelano alcune fonti istituzionali, sono due i procedimenti penali in corso per abuso edilizio sui terreni occupati dai nomadi a San Vito. Funziona così: i nomadi siciliani della famiglia Di Giovanni, originari di Noto, fanno da prestanome per l'acquisto della terra; poi i croati, imparentandosi con gli italiani, realizzano gli abusi edilizi.
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DB - davide.bortone@cronacaqui.it